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lunedì, settembre 25, 2006 Maggio 1980
![]() La prima parte della mia vita ormai prossima alla fine. La fine dell’età a una cifra, la fine delle elementari, la fine dell’infanzia. Dura così poco… Dieci anni sono veramente pochissimo. Soprattutto con la cognizione del tempo che ho adesso… Allora sembravano più lunghi. A dieci anni non mi sentivo più bambino. I giocattoli, i capricci, i comportamenti infantili restavano alle spalle riservati ai più piccoli. A fare certe cose ci si vergognava... "così grande e ancora pensi solo a giocare" - rincaravano i grandi richiamandoci alle nuove responsabilità. Tanto per restare in tema di periodi che finiscono, arrivai proprio in questo mese la famigerata “Cresima”. Che doveva essere l’inizio del percorso da cristiano adulto. No… l’inizio era la Comunione…. Vabbeh, comunque per me (e per tanti altri miei compagni) fu invece la fine. Arrivato al traguardo, smisi del tutto di frequentare la Chiesa. Un po’ perché i miei amici facevano lo stesso, un po’ perché la scuola media disperse il nostro gruppo in tante compagnie diverse … un po’ perché il nostro don, a cui volevamo tutti bene, si ammalò… Ci avrebbe lasciato l’anno successivo dopo una breve agonia. A quell’età non mi ritrovavo più a seguire un estraneo che mi diceva che cosa dovevo o non dovevo fare, che mi proponeva cose poco chiare, dogmi bigotti, incoerenze e ipocrisie…. Potevo al massimo accettarlo da don P. a cui comunque volevo bene, ma da un altro prete no. A quell’età cominciavo a pensare con la mia testa, ad avere tanti dubbi e paure e a vedere tutte le contraddizioni, le bugie… i crimini e tutte le testimonianze negative che si trovavano persino sui libri di storia. Preferivo non pensarci e non prendere posizioni… e non è che sia cambiato molto da allora. Nel giorno della Cresima ci fu una piccola festa con i parenti invitati. Mi fece da padrino mio nonno. Breve cerimonia e poi la festicciola molto *pagana* con nonni, , zii e tutti i cuginetti. Restano le foto a testimoniare l’evento… Nelle foto in Chiesa si intravedono i miei vicini: l’amico d’infanzia e compagno d’asilo S. e Luciano** Compagno delle elementari. Da quel momento le nostre frequentazioni si sarebbero diradate… ma non più di tanto in fin dei conti. Luciano** l’ho sentito per telefono anche l’altro ieri. martedì, settembre 05, 2006 Aprile 1980 Le vacanze di Pasqua nella mia infanzia segnavano di fatto l’inizio dell’estate. Era una settimana di festa, nessuno andava a scuola e ci si ritrovava tutti nel cortile con il bel tempo. Solo che poi non si smetteva più di uscire e ci si ritrovava anche dopo cena. Con ritmo ciclico venivano di “moda” alcuni giochi. Bastava che uno iniziasse a fare qualcosa e tutti lo seguivano. Ricordo quell’anno la moda dei pattini. Successe che un giorno uscì la Clelia** con i pattini ai piedi. Aveva i pattini a bianchi a stivaletto, però con le ruote disposte come quelle delle automobili, non tutte in fila come adesso. Era stata a scuola di pattinaggio e se la tirava un casino. Dopo pochi minuti esce Matteo** con i suoi scassoni con le ruote traballanti. Imitato a breve dal fratellino di 6 anni che praticamente camminava anziché far girare le ruote. Poi Demetrio**, poi Cristoforo** che aveva lo skateboard… Nel giro di poche ore il cortile si trasformava in una pista di pattinaggio con orde di bambini di tutte le età, da quelli che camminavano appena ai preadolescenti che volteggiavano sull’asfalto tra le macchine parcheggiate. Anch’io li avevo i pattini. Erano di quelli che si allacciano sopra alle scarpe con i cinturini di plastica gialla. La parte in ferro sotto era blu con una vite per allungarli man mano che cresceva il piede. Li avevo ricevuti in regalo quando ancora abitavo a Montecavolo. Però là li avevo messi una sola volta e con il cortile con la ghiaia potevo solo fare il giro della casa sul marciapiede. Finalmente a Buco del Signore potevo godermi il regalo tenuto da parte per tre anni. Diventai abbastanza bravo, Un po’ scoordinato e sicuramente non al livello di chi aveva imparato a scuola sulle piste apposite. E poi ero molto prudente. A fare certi numeri azzardati non ci provavo nemmano. Però mi muovevo e cadevo raramente. Putroppo il cortile, seppure asfaltato di recente, era molto ruvido e pieno di buche. Davanti a casa di mia cugina, invece , c’era un asfalto superliscio. I pattini scorrevano come su un tavolo da biliardo. Non facevano neppure rumore. Era sulla strada, ma in un punto in cui strada finiva… quindi le macchine che arrivavano erano solo quelle che si fermavano lì. Come nel mio cortile.
Da bambini eravamo particolarmente “pecoroni”. Quello che faceva uno, finivano per farlo tutti. Un giorno usciva uno coi pattini e tutti pattinavano, poi uno prendeva la cerbottana e tutti facevano lo stesso. C’erano periodi di gare con le macchinine sulle piste disegnate sull’asfalto col gesso, periodi di pallavolo e altri di tennis… facevano tendenza anche i comportamenti più stupidi. Ricordo per esempio un episodio. Probabilmente era già maggio o giugno perché si usciva dopo cena. L’Ivonne** uscì in cortile a piedi nudi. “Tanto stasera mi lavo” rispondeva a tutti quelli che si meravigliavano. Dopo cinque minuti, anche la Clelia** la imitò. E poi Matteo**, Cristoforo**… tutti gli altri, me compreso. Il cortile si trovò a ospitare una piccola tribù dei piedi neri che correva sull’asfalto polveroso. C’era anche mia cugina che era a casa mia con tutta la famiglia. E ovviamente ci volle imitare anche mio cugino piccolo che all’epoca andava per i quattro anni. “No, tu no… dopo la mamma se la prende con me!!!" - cercava di bloccarlo mia cugina (scalza pure lei)... ma si sa come sono i bambini. L’epilogo della serata fu infatti una sgridata collettiva da parte di tutti i genitori che spedirono subito mia cugina e il fratello piccolo in bagno a lavarsi i piedi. |