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giovedì, luglio 17, 2008 Febbraio 1985
Molti ragazzi di terza avevano manifestato una metamorfosi. L’anno precedente erano dandy e di colpo divennero paninari. Un cambiamento completo di look. I costosi vestiti neri comprati l’anno precedente, indipendentemente dal loro stato di usura non andavano più bene. I dark invece rimasero dark. Almeno i più convinti. Per molti comunque l'esigenza era solo quella di avere un senso di appartenenza... volevano agganciarsi a qualche cosa di trendy e definito che desse la certezza di essere apprezzati. Di li' a poco avrei visto molti miei coetanei aderire a molti movimenti che li inquadravano in un certo modo di vestire, un certo tipo di musica, un certo comportamento. Ci sarebbero stati i metallari, le “madonnare”, gli intramontabili punk... Io non ho mai sentito questo bisogno. Queste categorie poi erano particolarmente avverse negli ambienti che frequentavo io. I miei amici detestavano i paninari, ritenuti sbruffoni, boriosi e spesso politicizzati... ovviamente nella direzione opposta del pensiero prevalente nel mio gruppo. Nei confronti dei dark invece erano piuttosto neutri... con un pizzico di derisione per il loro modo di vestire. Anche in casa i miei genitori, soprattutto mio padre, erano molto critici nei confronti dei ragazzi che aderivano che si identificavano in queste categorie. Mio padre era ostile a ogni forma di “trasgressione” e a ogni deviazione dal concetto di normalità. Diceva che finche non avrebbe accettato sotto il suo stesso tetto un figlio con l’orecchino o il codino, molto in voga a quell’epoca. Chissà se di fronte a un fatto compiuto avrebbe mantenuto quella linea rigida... di certo comunque sarebbe stata guerra aperta e sarebbe stato almeno verbalmente violento e irrispettoso. Idem per creste, capelli colorati e vestiti troppo fuori dal comune. Comunque a me non interessava più di tanto, combattere per queste cose... già ci scornavamo per altre cose per me molto più importanti. L’abbigliamento paninaro era invece tutto sommato più tollerato, perché in fondo ritenuto più normale. Di proibitivo c’erano solo i prezzi... il look invede di fatto faceva tendenza e ha influenzato un po’ tutti anche quelli che si professavano antipaninari. Anch’io ho avuto la giacca a vento simil-moncler, le scarpe simil-timberland (buttate da mia moglie l’anno scorso)... tutta roba che invece di avvicinarti allo stile attuale ti allontanava e ti faceva sembrare “tamarro”. Perché la moda non era il design, ma proprio la “marca”. Una delle mie piccole battaglie perse con i genitori riguardava i calzoni stretti vicino alla caviglia e corti che lasciavano vedere il calzino di spugna bianco con le timberland o quello che era. A me piacevano proprio, al di là della moda panozza. Mi piacciono ancora. Avrei comunque voluto anch’io vestire in quel modo come tutti gli altri. Mia madre e mia nonna non li potevano vedere e cercavano di convincermi in tutti i modo che era “troppo” e che stava male, che il calzone deve coprire la scarpa, che tu stai meglio vestito classico, che sembri un saltimbanco, che sembra che te li ha passati la caritas.... E’ sempre stata una lotta... e siccome l’orlo ai pantaloni lo facevano loro non avevo speranza. Li facevano appena appena un po’ più corti del modello classico. Così sembrava veramente che ci fossi cresciuto dentro e non una cosa fatta apposta. Devo dire che quella moda non mi rendeva giustizia e avrei dovuto sperare finisse nel più breve tempo possibile. Io ho le gambe lunghe e magre, i muscoli dei polpacci allungati, le caviglie sottili... sembravo olivia. Faccio sicuramente più bella figura con la zampa da elefante. Eppure a me piaceva quel look “acqua in casa”. Mi piaceva indossato dagli altri. Avrei voluto essere come loro anch’io e non mi rendevo conto che non me lo potevo permettere.
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